luser vs sysadmin – Spring 2009

trogloditaIn questo post avrete la possibilità di leggere  alcune divertenti storielle accadute negli ultimi mesi e alcune altre tornate alla memoria dal passato dopo lunghe sessioni di psicoanalisi davanti alla macchinetta del caffè.

Premessa: visto che mi è stato chiesto da alcuni ne approfitto per darvi una definizione di luser (direttamente da wikipedia): nel gergo di Internet, un luser (in italiano spesso reso con utonto) è un utente di computer stupido, irritante o pesantemente inopportuno. È una parola macedonia tra “loser” (perdente) e “user” (utente) e viene normalmente pronunciata come “loser”, contenti adesso?

PS: se questa definizione la conoscevate già NON siete uno di loro.

A project maker

Molte piccole aziende quando necessitano di un qualche servizio IT (ad esempio un gestionale o magari anche più semplicemente la manutenzione ai PC), non avendo al proprio interno personale  preparato per  svolgere il compito richiesto, si appoggiano ad aziende esterne che poi magari si appoggiano ad altre aziende ancora per la fornitura “della persona”, o meglio “della profesionalità”, secondo loro più adatta al lavoro.
Questo in teoria visto che spesso si tratta di scazzacani oppure di persone che facendo il consulente come secondo lavoro sono anche disposte a lavorare sottopagate pur di tirar su un 500€ in più a fine mese.
Può capitare però che qualcuno, avendo capito come funzionano le cose, cerchi di evitare quei due o tre passaggi intermedi che fanno campare le società di consulenza, lievitare il costo e lavorare con contratto a progetto tanta giovane gente…e così finalmente veniamo all’inizio di questa storia…
Per inciso: questa storia risale a circa la metà del 2006.
Un tizio bussa (stranamente) e dopo il nostro “avanti” detto quasi in coro entra in ufficio:

$tizio: “Salve sono $pinco di $pallino_ditta, avrei bisogno di un software che faccia $compito nella mia azienda. Voi potreste farmelo?”

Avete capito bene: il tizio in questione girovagava per $uni cercando un proto-ing o un tecnico che gli facesse un programma per la sua azienda. Sukkopera è stranito, io di più. Fatto sta che sukkopera opta per la liea morbida e sceglie di assecondarlo, almeno in parte.

$sukkopera: “Noi non avremmo tempo per farlo ma se vuole può provare a chiedere in sala se qualcuno è in grado di farle il lavoro”
$tizio: “Ho già chiesto ma nessuno è in grado di farlo”
$sukkopera: “magari può provare a chiedere ai ragazzi di $altra_OU…”

Il tizio esce ed il buon sukkopera mi dice:

sukkopera: “glielo avrei anche programmato ma a parte il fatto che mi sembrava un rompicogli0ni esagerato mi sa che poi i soldi non li avremmo mai visti”

Le (dannate) stampanti non muoiono mai

Chiaramente le stampanti continuano a mettere a dura prova le capacità di comprendonio degli utenti, un $luser un bel giorno piomba in ufficio, ovviamente entrando senza bussare, chiedendo:

$luser: “ma oggi le stampanti funzionano?”
MRG: “Guarda che le stampanti qua funzionano sempre”
$luser: “no perchè l’altro giorno ho stampato circa trenta pagine poi non sono più riuscito a stampare niente…”

…e qua è ripartito lo spiegone sul fatto che loro, gli utenti, possano stampare solo trenta pagine al giorno.

Dalla cina con furore

Un grosso problema sono i $user stranieri, problema ancora più grave quando il loro inglese è a mala pena elementare. Tuttavia fa piacere sapere che in alcune culture anche i messaggi d’errore di una macchina possono venir presi alla lettera.
Una tipologia di PC di $OU ha un piccolo problemino con i cavi sata, nel senso che si disconnettono a random, un $user di origine chiaramente orientale di fronte al messaggio d’errore:

Reboot and Select proper Boot device
or Insert Boot Media in selected Boot device and press a key

è andato avanti un buon quarto d’ora ad intervalli regolari a premere un tasto, lo stesso tasto per ogni tentativo, ogni tentativo re-iterato una ventina di volte, sperando che il povero disco resuscitasse!

Il luser che sapeva troppo

Un bel giorno qualcuno ha deciso che montare i device by-device-name era un’operazione troppo chiara e alla portata di tutti ed allora ha deciso di aggiungere le modalità by-label e by-uuid. Beninteso: il tutto in mano alle persone giuste rende la cosa più flessibile e pratica non di poco, tuttavia ad alcuni questo cambiamento non è proprio andato giù. Così capita che $utente_privilegiato (nel seguito UP), che si professa profondo conoscitore di linux, entri in ufficio dicendo:

UP: “ragazzi mi è successa una cosa strana, il mio PC ha una partizione che, malgrado non sia presente in /etc/fstab, continua ad essere montata ad ogni avvio…secondo voi che può essere?”
MRG: “fammi vedere…”

Peccato che il suo /etc/fstab contenesse tante linee che iniziavano per UUID=… e che guardacaso ls -l /dev/disk/by-uuid|grep $partizione_incriminata rientrava nell’insieme delle uuid incluse in /etc/fstab.

MRG: “guarda che $partizione_incriminata c’è in fstab”
UP: “ma come?! non è possibile!”
MRG: “come no…guarda!!!”
UP: “Ma quella roba che è?”

…e qui è partito lo spiegone, al termine lui mi chiede:

UP: “ma se adesso la volessi formattare come dovrei fare?”
MRG: “come? ma non hai mai usato mkfs?”
UP: “no, ho sempre formattato dal tool d’installazione della distribuzione…”

Qualche tempo dopo davanti alla macchinetta del caffè:

UP: “…perchè il mio obbiettivo è arrivare a farmi una distribuzione Linux from Scratch…”

Mi sa che ne deve fare di strada…

Chi l’ha detto che le sedie sono scomode?

A tutti noi (da quando sono passato alla poltrona in pelle umana me escluso) sarà capitato di alzarsi doloranti dalle sedie di cui sono munite le nostre scrivanie.

Tuttavia, soprattutto dopo la pausa pranzo e a tarda sera, può capitare di trovare qualche utente nello stato illustrato in foto…

utente_ke_dorme

…si, sta proprio dormendo, nel bel mezzo di $OU e nella più completa non curanza dei vari vicini che sono al lavoro!

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